La tradizione dell’Immacolata

Ogni anno dal 26 novembre all’8 dicembre, in ciascun rione della città di Castellammare di Stabia un devoto compie il giro dell’intero quartiere all’alba chiamando a raccolta i fedeli con la classica voce votiva: Fratielle e surelle, ‘o Rusario â Madonna, oggi è ‘a primma stella d”a Madonna, dove la stella sta ad indicare le dodici stelle che ornano il capo della Vergine. La prima e l’ultima notte, il devoto viene accompagnato da una banda musicale mentre le altre notti, a fare da sveglia ai cittadini, qualora non bastasse la voce, vengono fatti esplodere dei petardi. La processione si conclude poi nelle varie parrocchie per la recita del Rosario della Dodicina dell’Immacolata. La notte del 7 dicembre infine, vengono accesi, nei vari quartieri della città, i falò dell’Immacolata detti in napoletano ‘e fucaracchi.

Ma da dove nasce questa tradizione?

Si narra che una notte, un pescatore, a largo delle acque stabiesi, fu sorpreso da un’improvvisa tempesta che ingrossò il mare. Vistosi in balia delle onde non ebbe altro da fare che rifugiarsi nella fede, invocando l’aiuto della Beata Vergine Maria. Il pescatore perse conoscenza e, durante il suo stato di incoscienza, ebbe in visione proprio la Madonna. Al risveglio si ritrovò, ancora frastornato e inzuppato d’acqua sull’arenile di Castellammare ma il suo primo pensiero fu quello di ringraziare per il miracolo appena avvenuto l’Immacolata Concezione. Accese quindi un fuoco per riscaldarsi e chiamò a raccolta i passanti, definendoli “Fratielle e Surelle”, ed esortandoli a unirsi con lui intorno al falò per recitare un Rosario di ringraziamento alla Madonna che lo aveva salvato dalla sventura.

By |2018-11-30T09:58:45+00:0030 novembre 2018|