Castellammare di Stabia2017-03-07T17:11:53+00:00

CASTELLAMMARE DI STABIA

Città delle Acque

STORIA
COSA VEDERE
PRODOTTI TIPICI
ESCURSIONI

STORIA

Castellammare di Stabia è una ridente località che si estende ad anfiteatro al centro del golfo di Napoli ai piedi del monte Faito ed all’inizio della Penisola Sorrentina, in una zona fertilissima, ricca di acque minerali e dal clima temperato.

Sebbene le sue origini risultino ancora incerte, documenti storici attestano che la zona di Castellammare di Stabia, un tempo conosciuta col nome Stabiae, fosse abitata già nell’VIII secolo a.C. sull’odierna collina di Varano. Diverse sono state le dominazioni insediatesi in questi luoghi come quella dei Sanniti seguita poi dagli Etruschi, dai Greci e dai Romani. È proprio durante il periodo romano che la città ebbe il suo massimo splendore: prima come città fortificata, attorno alla quale si estendeva l’Ager Stabiano, e poi come luogo di villeggiatura per i ricchi patrizi romani, che costellarono la collina di ville con al proprio interno complessi termali, piscine, palestre e piccoli templi, abbellendole con dipinti che ancora oggi risultano essere tra i più interessanti dell’arte romana. Con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la città scomparve, insieme a Pompei ed Ercolano, sotto una fitta coltre di cenere, lapilli e pomici.

Alcuni abitanti scampati alla distruzione costituirono un villaggio lungo la costa, molto più protesa a mare rispetto al passato a causa dell’eruzione, che entrò a far parte del Ducato di Sorrento: furono proprio i sorrentini a costruire il castello sulla collina di Quisisana attorno all’anno 1000. Infatti, documenti del 1086 riportano per la prima volta il nome del villaggio detto “Castrum ad Mare”.

Durante il Medioevo, Castellammare passa sotto gli Svevi, poi agli Aragonesi che costruiscono il porto e completano la Reggia di Quisisana e successivamente la danno in feudo ad Ottavio Farnese, il quale apportò notevoli modifiche alla struttura urbanistica costruendo anche il suo palazzo oggi sede del municipio. Nel 1731 la città passa sotto il controllo dei Borbone che la rendono una delle città più floride del Regno di Napoli e poi del Regno delle Due Sicilie: nel 1783 furono aperti i primi Cantieri Navali italiani, e poi ancora l’industria per la fabbricazione di corde, la cosiddetta Corderia, e viene dato il via, nel 1749, ad una campagna archeologica che riporta alla luce solo alcuni affreschi delle ville romane dell’antica città di Stabiae. Nel 1836 inaugurano Le Antiche Terme di Castellammare centro benessere e polo culturale locale, che spesso e volentieri ha ospitato e ospita mostre, concerti, manifestazioni varie.

Il ‘900 si apre con le due guerre mondiali. Se la prima non lascia tragiche tracce, lo stesso non si può dire per il secondo conflitto mondiale: i tedeschi tentano di distruggere i cantieri navali, i quali vennero strenuamente difesi dagli stabiesi. In seguito, per questo motivo, la città è stata insignita della Medaglia d’Oro al Valore.

Negli anni ’50, Libero D’Orsi, preside della scuola media Stabiae, intraprese la prima sistematica campagna di scavi archeologici dell’antica città romana di Stabiae, dopo quelle dei Borboni. Grazie al suo interesse e al suo impegno vennero riportate alla luce due ville romane, Villa Arianna e Villa San Marco. Negli stessi anni fu costruito il complesso delle Nuove Terme di Stabia, all’epoca definite le più moderne d’Europa.

La fine del XX secolo coincide con la costruzione di nuovi complessi alberghieri e di infrastrutture all’avanguardia come il porto turistico di Marina di Stabia, uno dei più grandi d’Europa. Queste nuove strutture hanno fatto sì che nel 2006 Castellammare di Stabia sia stata la terza città campana per presenze turistiche negli alberghi solo dietro a Napoli e Sorrento.

COSA VEDERE

PRODOTTI TIPICI

L’Acqua della Madonna

A questa sorgente scoperta nel 1841 nei pressi della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, fu attribuita la denominazione di Acqua della Madonna per la estrema vicinanza della fonte alla  succitata chiesa, edificata dalla Congrega dei Marinai nel 1834.

Apprezzata perché, a differenza delle altre acque, riesce (in maniera del tutto naturale) a mantenere inalterate per lungo tempo le caratteristiche organolettiche. Fu per decenni utilizzata dai navigatori dell’epoca (prima dell’invenzione del frigorifero e della scoperta del sottovuoto) che si approvvigionavano delle indispensabili scorte d’acqua da consumar
e nei lunghi viaggi marittimi, acquisendola direttamente dalla comoda mescita che si affaccia sul mare. Per tali motivi all’Acqua della Madonna fu addirittura attribuito l’appellativo di Acqua dei Naviganti e divenne ben presto nota nelle maggiori città costiere italiane ed estere.

Il Biscotto di Castellammare

Caratteristico biscotto a forma di sigaro, inventato nel 1848 dalla Casa produttrice Riccardi.

Apprezzato per fragranza ed inconfondibile sapore, questo caratteristico biscotto, ebbe come ultima ufficiale rappresentante la signora Concetta, morta nel 1941, in tragiche circostanze, a detta di molti, per non aver voluto rivelare la vera ricetta originale. Alla morte di Concetta la produzione del Biscotto di Castellammare, fu dapprima continuata da Mariano Carrese (nipote di Concetta) per poi essere ceduta in licenza d’uso all’erede Gianluca Terracciano.

La Galletta stabiese

Definita Biscotto di mare, perché apprezzata e consumata già in epoca remota dai marinai, fu senz’altro prodotta con lo scopo di approvvigionare i velieri ed i mercantili per le lunghe traversate marittime. Un documento angioino risalente al 1283 relativo ad una commissione di gallette per l’armata navale, attesta l’antico nobile utilizzo di tale biscotto.

Durissima a forma tonda e schiacciata, la Galletta stabiese ha vent’otto buchi ed è ricordata nella tradizione locale come un impasto di pane privo di lievito e sale, cotto per un tempo addirittura doppio rispetto al comune pane, operazione richiesta per eliminare qualsiasi traccia di umidità. Poteva essere conservata per lunghi periodi, senza pericolo di ammuffimento. Per il consumo era necessario ammollare la galletta con acqua, spesso e volentieri Acqua della Madonna. In periodo a noi non molto lontano, i produttori stabiesi di questo caratteristico sfarinato, venivano identificati come gallettari.

Carciofo degli orti di Schito

Il Carciofo degli Orti di Schito o anche detto Carciofo violetto di Castellammare è un sottotipo della varietà Romanesco, da cui si differenzia per l’epoca di produzione anticipata e il colore delle bratte, verdi con sfumature viola. La precocità è data dalla particolare mitezza del clima e dall’abitudine di rigenerare le piante ogni anno. La sua origine affonda le radici nell’epoca romana: una frazione di Castellammare di Stabia, Schito, era considerata al tempo particolarmente vocata all’orticoltura. Prova ne è che la zona, non lontana da Pompei, era identificata con il toponimo orti di Schito.

Un’altra particolarità è data dall’antica tecnica colturale, tradizionalmente associata a tale varietà. Era uso, infatti, coprire la prima infiorescenza apicale (mamma o mammolella) con coppette di terracotta (pignatte o pignattelle) realizzate a mano da artigiani locali. La protezione dai raggi del sole, assicurata dalla pignatta nella fase di accrescimento del carciofo, lo rende particolarmente tenero e chiaro.

Il Carciofo degli Orti di Schito, commemorato nel periodo della sua raccolta con la Sagra del Carciofo è legato per tradizione, alla secolare ricorrenza della Festa religiosa di Maria Santissima Annunziata, celebrata la seconda domenica dopo la Pasqua, nell’omonima parrocchia.

ESCURSIONI

Castellammare è un luogo unico al mondo.

Si affaccia sul mare sicura perché coperta e protetta alle spalle dal monte Faito che, per chi ama l’escursionismo montanaro, è luogo ideale in quanto ricco di antichi percorsi e mulattiere che oggi permettono la scoperta della fauna e della flora del posto.

Di seguito sono elencati tutti i possibili percorsi da intraprendere i cui dettagli sono presenti sul blog degli amici di Libero Ricercatore: